9 - Sempre peggio

A Bari le cronache son tornate prepotentemente a parlare di pillola del giorno dopo. O meglio delle non poche difficoltà per la prescrizione e dell’assurdo esborso per averla. Qual è la novità? Purtroppo son cose già tristemente note e di cui i giornali avevano ampiamente riferito. Era il 2008 quando, bocciata la distribuzione gratuita nei pronto soccorsi generali, al Policlinico si stabilì che alla richiesta seguisse il pagamento di un ticket, quale “codice bianco”, non per la prescrizione in sé, ma per “accesso, visita e/o ecografia”. In tal modo si materializza una tassa iniqua di circa 100 euro, se si comprende anche il costo del farmaco, di cui si è lamentata l’ennesima malcapitata, costretta al solito a vagare tra consultori e ospedali prima di essere accontentata.  

Il balzello mi ricorda tanto certe accese discussioni sulla correttezza del comportamento da tenere, quando la pillola entrò in commercio, con un collega della divisione in particolare che sprezzante affermava: “Vogliono la pillola? Mi devono pagare!”. Ma a meno che il furbo (o lo sciocco?) non pensasse di intascare un compenso “a nero” doveva ben sapere che il pagamento fatturato sarebbe poi finito nel gran calderone degli incassi più che nelle sue tasche come prestazione professionale nominale. Tanto valeva allora compilare subito una ricetta bianca, onde evitare che dopo qualche giorno arrivasse a casa della donna il conto da pagare, particolarmente imbarazzante nel caso di minorenne. 

So bene che da più parti mi si contesterà che la legge va rispettata. Sì, facciamo pagare l’accesso - in pratica il fastidio di raccogliere una veloce anamnesi - ma perché visita ed ecografia? Non si comprende a cosa possano servire, se pure vengano fatte! Certo non è che possano salvaguardare la donna (e soprattutto il medico!) da presunti effetti collaterali. Neanche esami più approfonditi, come dosaggi ematici, da alcuni insistentemente quanto erroneamente invocati, potrebbero riuscire a svelare un rischio praticamente inesistente, per una somministrazione estemporanea di piccole quantità di ormoni, come dimostra la vasta esperienza internazionale. 

Secondo l’attuale Assessore regionale, tra l’altro medico, tale procedura amministrativa è legittima, in base ai codici di accesso, quale “prestazione non urgente”. Così dicendo purtroppo non considera che - proprio dalla definizione di “contraccezione d’emergenza” e anche dal fatto che prima si assume tanto più è efficace - si tratta invece di una prestazione d’urgenza, e di conseguenza gratuita. Quindi, vista l’inutilità scientifica delle suddette pratiche cliniche, resta il mero atto medico della prescrizione. E’ pur vero che dobbiamo sempre fare i conti con il grande colabrodo della sanità che cerca di recuperare soldi quando e come può, ma è proprio necessario farlo pagare? 

Qualcuno obietterà che altrimenti non rimarrebbe traccia di quel che si è fatto, un domani utile per possibili quanto improbabili seguiti medico-legali. Ripristiniamo allora la buona abitudine di tenere nei pronto soccorso un “diario di bordo” ove registrare quanto avviene in maniera informale. Perché questa necessità? Deriva da quanto ci dicono i numeri. Negli ultimi dieci anni il numero delle confezioni per anno è praticamente raddoppiato, sino ad arrivare a quasi 500 mila. Nello stesso periodo però le minori che ne fanno uso è passato dal 10 al 50 per cento del totale. E ben si sa come la minor età vada sempre a braccetto con una scarsa disponibilità economica. E la pillola purtroppo ha già un suo costo. 

Concludendo, la sanità pubblica, se proprio non è in grado, più per sciocca opportunità politica che per motivi strettamente economici, di garantire la dispensazione gratuita della contraccezione post-coitale, dovrebbe almeno disporre, sempre nel rispetto delle leggi vigenti, un percorso “esentasse” per l’indispensabile ricetta, dato che non stiamo in Francia e in Gran Bretagna dov’è in libera vendita. Allo stesso tempo dovrebbe rinnovare un accorato quanto risoluto invito ai ginecologi dei consultori familiari, ai medici di base, ai medici di continuità assistenziale (guardia medica) e ai medici dei pronto soccorso generali, a provvedere alla ricettazione, senza trincerarsi dietro obiezioni più di comodo che di coscienza. Nel primo caso in particolare sarebbe senza pagamento ed eviterebbe mortificanti peregrinazioni.  

3 aprile 2014