8 - Miraggio pillola

Ciclicamente ritornano, sui giornali femminili, le inchieste sulla pillola anticoncezionale in Italia. Più che altro è la solita lamentazione per le basse percentuali d’uso, che ancora ci relegano agli ultimi posti in Europa, salvo qualche sacca di maggior consumo, come accade in Sardegna, fenomeno che resta comunque senza alcuna spiegazione. 

Certo non migliorano la situazione atteggiamenti a dir poco erronei di nostri colleghi, sia intervistati che titolari di rubriche - e su quel che si scrive un po’ su tutto e poi vien letto dovremmo vigilare! - che fin troppo spesso drammatizzano situazioni e soluzioni. Per fortuna questa volta per le compatibilità e le controindicazioni si dà più importanza alle caratteristiche individuali e agli stili di vita più che ai tanti esami inutili che per anni e anni ci hanno complicato la vita. 

Eppure molti di noi, malgrado autorevoli prese di posizione contrarie, continuano a prescrivere i più banali tests della coagulazione, tanto per fare un esempio, più nella vana speranza di non aver guai legali che per garantire per davvero il benessere della donna. Sappiamo infatti che solo alcune alterazioni genetiche (come quelle del fattore V Leiden), aumentano il rischio di trombosi, ma per fortuna sono piuttosto rare, per cui non è consigliabile uno screening specifico. 

Viene anche smitizzato il limite dei quarant’anni, da molti considerato sino a non molto tempo fa invalicabile per continuare a fare contraccezione ormonale, anacronistico in epoca di post-terapia per la menopausa, ma soprattutto per l’attuale disponibilità di pillole a dosaggi veramente molto bassi, ben tollerate e con scarsi limiti, a meno che non si soffra di pressione arteriosa alta, unico vero ostacolo insieme al fumo. Tutto il resto non fa che aumentare dubbi e rifiuti. 

Quasi in contemporanea è partita sul web l’iniziativa SIGO “La pillola senza la pillola” (lapillolasenzalapillola.it), rivolta in particolare alle donne più giovani, con l’intento di sfatare tutte le false credenze sulla contraccezione, sorprendentemente gestita tutta al femminile, ad ennesima conferma di come stia rapidamente cambiando la nostra professione. La disponibilità di un team di colleghe a rispondere ad eventuali domande mi pare abbastanza interessante.

Non so in realtà quanto seguito abbia questo tipo di divulgazione, come a suo tempo la capofila Scegli tu, malgrado il notevole sforzo organizzativo ed una martellante pubblicità. Forse nel progetto non tutto è all’altezza delle aspettative. E’ pur vero che lo scopo è quello di migliorare i tassi d’utilizzo di contraccezione sicura, ma se si citano i metodi naturali essi andavano spiegati meglio. E non è che ci volesse molto… Così come avrei qualche riserva all’uso della spirale al progesterone come contraccettivo.

Meraviglia comunque il fatto che una parte delle voci (mentre delle altre proprio non si sa) sia affidata ad un medico di medicina generale. Con tutto il rispetto per la sua persona, la categoria purtroppo è da sempre considerata poco collaborativa e di conseguenza responsabile del mancato decollo della pillola, come ricorda Giovanni Fattorini nel suo recente “I consultori in Italia”. Dove analizza, dati statistici alla mano - a mio modesto parere non sempre affidabili - l’evoluzione della contraccezione negli ultimi trent’anni. 

A questo proposito desidero aggiungere che, più della buona intenzione degli operatori dei consultori o dei medici di famiglia, penso siano state l’emancipazione femminile e una maggior consapevolezza a far progredire se pur di poco l’assunzione di contraccettivi. Che era e resta purtroppo drammaticamente bassa.

27 marzo 2014