6 - Finalmente la ragione!

Non si può non accogliere bene la notizia che la Regione Toscana abbia deciso di somministrare ambulatorialmente la pillola per l’aborto nei consultori familiari invece che negli ospedali e in regime di ricovero. 

Facciamo un poco di storia. La pillola per l’aborto, comunemente nota come RU486 (nome sperimentale, dalle iniziali della casa farmaceutica Roussel-Uclaf che brevettò il mifepristone, l’anti-progesterone messo a punto dal prof. Etienne-Emilie Baulieu) o Mifegyne (nome commerciale) nacque in Francia più di trent’anni fa, nel 1982, ma ebbe da subito vita molto travagliata. 

Osteggiata sia dalle femministe che dai movimenti contro l’aborto, fu addirittura bloccata per qualche tempo nel 1988 dal produttore, minacciato in varie nazioni di boicottaggio di tutto il proprio listino. Non poche proteste vi furono pure in Italia, dove la “pillola della morte”, così come fu definita sui giornali, era stata sperimentata, quanto ad efficacia e sicurezza, dal professor Piergiorgio Crosignani sin dal 1986, per disposizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Venendo ad epoche più recenti, mentre il suo uso prendeva piede sia in Francia che in Gran Bretagna, se ne tornò a parlare anche in Italia, malgrado le ricorrenti, e sempre molto accese, polemiche tra favorevoli e contrari alla legge sull’interruzione di gravidanza, tra il 2002 ed il 2004, con la sperimentazione (un eufemismo, legato al fatto che non era stata ancora registrata) a Torino, poi sospesa proprio per il mancato rispetto dell’obbligo di ricovero. 

Poco tempo dopo, nel settembre 2005, venne annunciata una nuova sperimentazione, di nuovo a Torino, bloccata dopo nemmeno un mese dal Ministero, ancora una volta per la mancata osservanza delle procedure. Seguirono, non senza contrasti, Milano e Pontedera, e successivamente Ferrara e Trento, con utilizzo del medicinale comprato all’estero, cosa possibile perché farmaco approvato dall’Agenzia Europea, sebbene non in vendita nel nostro Paese. 

Nel 2007 ne venne chiesta la commercializzazione in Italia e, dopo le solite interminabili dispute da guerra ideologica, giunse finalmente l’autorizzazione all’uso da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco nel luglio 2009. Ma nuovi accesi contrasti tra le forze politiche consentirono di adoperare il mifepristone solo a febbraio 2010. Primo ad utilizzarla l’apposito Servizio presso la Clinica Ostetrica di Bari.

Unico neo l’obbligo di ricovero in ospedale, frutto della solita ipocrisia tutta italiana che si avvale di assurde teorizzazioni (l’uso ambulatoriale potrebbe costituire pericolo per la salute della donna) pur di difendere prese di posizione finalizzate a scoraggiare un temuto maggior ricorso ad un aborto ritenuto così più facile. Sconfessato dai fatti, perché negli anni successivi la percentuale di interruzioni volontarie di gravidanza è continuata costantemente a diminuire. 

Molto si è discusso sulla compatibilità della pillola abortiva con la Legge 194/78. Essa in realtà è venuta a dare attuazione, sebbene molto tardiva, a parti di quella che si è preferito dimenticare o ignorare del tutto. Come l’art. 15, che recita: “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza.” e ancor più l’art. 8, che già disponeva: “Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione”.

Quindi sin d’allora si auspicava una tecnica più moderna e meno rischiosa d’uso ambulatoriale. Proprio le caratteristiche della RU486. Di conseguenza, tutte le pretestuose argomentazioni sciorinate e risciorinate negli anni, son andate in fin dei conti a provocare un danno proprio alla donna stessa che falsamente si intendeva tutelare. 

13 marzo 2014