5 - Sesso e minori

Di tanto in tanto ci stupiamo per talune cronache che mettono in evidenza quello che già abbiamo di fronte anche se più o meno volutamente lo ignoriamo. Forse perché così fa comodo alla nostra coscienza che fin troppo spesso teme fastidiosi coinvolgimenti. Come conseguenza, se ne parla, e se ne riparla, dando ampio spazio a elucubrazioni filosofiche più che a soluzioni pratiche.  

Così è successo per le ragazzine che a Roma invece di andare a scuola si prostituivano con adulti per poter avere tutto quello che altrimenti non si sarebbero potute permettere. Anche in questo caso si sono sprecate parole su parole, specie in quegli strani oggetti che sono i talk showtelevisivi, ove abbondano gli “esperti” che tutto sanno, prodighi di un’infinità di consigli, se pur buoni, però quanto mai difficili da applicare. 

Successivamente un’indagine statistica ci ha informato che oltre il trenta per cento degli italiani ritiene accettabile che un maggiorenne possa avere rapporti con un minorenne, convinto che potrebbe addirittura ottenerne dei vantaggi. Ciò ha fatto subito gridare allo scandalo e ancora una volta colpevolizzato internet, in quanto, per alcune peculiari caratteristiche, contribuirebbe alla frantumazione di regole morali oltre che di norme di legge. 

Ma quant’è il divario tra l’ipotetico e il reale? Molto più stretto di quanto possiamo immaginare. Se solo poco tempo dopo si è scoperto che da tutt’altra parte e questa volta non in una metropoli ma in provincia, dove la vita ha costumi e ritmi diversi, altre giovanissime avevano pensato di vendersi per emulazione delle coetanee romane. E conferma potrebbe venire anche l’alto numero di interruzioni di gravidanza che si registrano tra le minori, soprattutto in alcune zone.  

Cosa fare? Alla fine di tutti gli sproloqui la conclusione è sempre la stessa: sì la famiglia non controlla, la scuola non vigila, ma soprattutto manca un’adeguata educazione sessuale. Ma quale deve essere, in modo che sia davvero efficace? Domanda che non deve sembrare retorica, dato che quanto fatto in passato non ha dato i risultati sperati, nemmeno tra i pari. Così che sempre più di frequente si viene a sapere di violenze sessuali, che talvolta avvengono addirittura all’interno delle stesse aule dove invece i buoni comportamenti si dovrebbero imparare. 

Chi mi conosce sa che, forte della mia trentennale esperienza, sono molto critico verso quel che si è fatto sinora, sebbene profondamente diverso da un posto all’altro, tra concessioni e divieti delle istituzioni, tra poca curiosità e molto disinteresse degli studenti. Non si può continuare a parlare di farfalline e pisellini, né sventolare profilattici – sebbene sia irrinunciabile dare il giusto peso all’informazione contro le malattie a trasmissione sessuale, purtroppo bellamente ignorate nella loro pericolosità - ma nemmeno arroccarsi sulla preminenza dell’educazione all’affettività, ancor più difficile, specie se imposta come materia curricolare.   

6 marzo 2014