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41 - C’è sguardo e sguardo!

In un inizio di scuola più travagliato che mai, tra le tante polemiche riportate dalle cronache, ha nettamente prevalso quella legata ad una frase infelice di una professoressa con funzioni di vicepreside in un liceo romano che, invitando gli studenti all’uso di un vestiario più consono al luogo, in particolare ha raccomandato alle ragazze di scoprirsi il meno possibile, altrimenti c’è il rischio che “ai professori gli casca l’occhio”. 

Non l’avesse mai detto! C’è stata subito una levata di scudi da parte delle interessate, in nome della libertà di vestirsi come più loro aggrada, che le ha portate di ripicca il giorno dopo ad indossare tutte la gonna, giudicando l’accaduto frutto di sessismo e puntando il dito contro gli sguardi molesti dei docenti (“non è colpa nostra se gli cade l’occhio”, si leggeva su un cartello), dai quali, a loro parere, proprio la scuola dovrebbe proteggerle. 

Come succede quando c’è un argomento che attira l’attenzione, soprattutto se ha in sé quel tanto di malizioso, il fatto ha scatenato una valanga di interventi, anche di noti opinionisti, a dire il vero non all’altezza della loro fama. E’ il caso di chi, riferendosi ai professori, ha parlato di voyeurismo, in poche righe ripetuto più volte, ignorando che è sì guardare, ma per ricavarne un soddisfacimento sessuale, comprensibilmente masturbatorio.

Non bisogna dimenticare che siamo nell’era del #metoo, dove ci vuol davvero poco perché tutto diventi molestia sessuale e violenza di genere, mentre una moda a dir poco disinibita la fa da padrona un po’ dappertutto, in nome di una poco comprensibile “libertà di espressione”, che il preside della stessa scuola si è affrettato a dire garantita nel suo istituto. Ma l’istruzione pubblica non dovrebbe insegnare anche i dettami del buon gusto?

Pertanto è meglio plaudire ad iniziative come quella della preside di Francavilla Fontana (BR), quindi delle mie parti, che ha proposto una divisa, sia per le femmine che per i maschi, come accade ad esempio nei paesi anglosassoni - provare per credere, quant’è bello incrociare quei ragazzi, compiti e ordinati! - perché serve a dare un senso di identità e, proprio perché uniforme, a rendere tutti uguali, almeno nell’aspetto, al di là del ceto o del censo. 

Ma le buone regole, tali da evitare gli eccessi, potrebbero venire dall’insegnamento, tuttora disatteso, dell’educazione sessuale. Che se ben strutturata va certamente oltre la pedissequa descrizione dell’anatomia e della fisiologia per trattare delle varie sfaccettature, soprattutto psicologiche, del rapporto uomo-donna, di ciò che è normale e di quanto non lo è. Da consigliare anche a qualcuno più grande che, sbagliando, si crede onnisciente. 

28 settembre 2020