I  contenuti degli articoli di questa sezione rispecchiano le opinioni dell'autore

39 - Anche questo è vero

Poche mattine fa mi è capitato di sentire ad Agorà su Rai3 Walter Veltroni - personaggio, al di là delle simpatie politiche, di buona cultura, dote ahimè molto rara tra i politici italiani - che, presentando il suo libro sull’imbarbarimento dei rapporti umani, sottolineava la diffusa assenza nei dibattiti del sia pur minimo apprezzamento delle tesi altrui, cui si potrebbe rimediare dicendo qualche volta all’interlocutore un semplice “Anche questo è vero.”, non rinunciando così alle proprie idee, ma riconoscendo pure le ragioni dell’altro. 

Tale discorso non è confinato alla politica, ma si può traslare a tutti i campi della “civiltà” odierna, ormai dominata e regolata da un perverso desiderio di prevaricazione, che inevitabilmente finisce con distorcere e allontanare la verità stessa. Quante volte sarà capitato a tutti noi di dover fare buon viso a cattiva sorte, come ben ci insegna un antico adagio, nel confronto con i colleghi, per motivi professionali, e tanto più per diatribe sindacali, e quel che è peggio per ragioni scientifiche?

E’ di pochi giorni addietro un episodio paradigmatico, concretizzato nelle accese polemiche tra esperti (o presunti tali) in merito alla persistente o meno pericolosità attuale del coronavirus, seguite ad un’improvvida dichiarazione, mal interpretata più che sbagliata, di chi comunque ha voglia di apparire, altro grosso male del nostro misero tempo. Fatto emblematico della confusione che si va a creare nel momento così delicato che stiamo vivendo e che richiama la necessità di un’informazione quanto più corretta possibile. 

Vi chiederete: perché dico questo? Perché ho seguito il web meeting“Il consultorio e gli adolescenti” restandone in verità piuttosto deluso. Perché ho sentito solo cose già fatte e già dette e nulla di nuovo. Alcune in particolare di difficile se non impossibile realizzazione, come la peer education(ma citarla ci nobilita!) o la formazione e il lavoro in team (quando nelle singole realtà siamo quasi sempre come gatti e cani) e tutto quanto può avere una valenza in una determinata realtà ma non può essere esportata altrove. 

Chi ha avuto il piacere (o la disavventura???) di leggermi su questo sito qualche anno fa (dal 20 giugno 2013 al 29 gennaio 2014) sa che ho ampiamente descritto quella che ho definito la mia “esasperata esperienza” sul territorio. Anche per quel che riguarda l’educazione sessuale, cui ho sempre dedicato molto del mio tempo, raccontando tutti i suoi limiti, senza però per questo rinunciarci (per rispondere a chi sulla chat “Agite iscritti” mi accusava, per un altro problema, di incitare a gettare la spugna). 

Infatti ho continuato, sia pure occasionalmente sino all’altro anno, quando ero già fuori fuori da nove anni. Oggi non lo rifarei, perché credo che uno/a collega giovane possa avere maggiori possibilità di stabilire un feelingcon chi ascolta. Anche questo è un “ripensare”, come ci si riproponeva nel sottotitolo del meeting, lasciando da parte almeno per una volta l’autoreferenzialità dell’“aver fatto”, senza che vi sia stata verifica del gradimento e dell’efficacia. E tenendo sempre presente gli altri, dicendo loro: “Anche questo è vero!”.

18 giugno 2020