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37 - Dissidio insanabile

La petizione alle Autorità istituzionali preposte, al fine di facilitare la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza, incentivando la metodica farmacologica in regime domiciliare, se non altro ha il pregio motivazionale di voler ridurre l’accesso agli ospedali e di conseguenza il possibile rischio di contagio da coronavirus.

Ciò a maggior ragione, vista l’improvvida maniera in cui è stato affrontato l’annunciato arrivo dell’infezione pandemica. Si dirà che delle sue caratteristiche non se ne sapeva molto, certamente vero, ma c’era stato abbastanza tempo per mettere in atto una strategia che, a ragion di logica, non poteva utilizzare le strutture esistenti già di per sé carenti. 

Portare i malati, e ancor peggio i sospetti, all’interno dei comuni ospedali ha significato, com’era prevedibile, un diffuso inquinamento, che ha paralizzato un po’ tutte le attività. Motivo per cui, al di là del grande impegno per l’urgenza dominante, è diventato difficile se non impossibile essere curati per qualsiasi altra patologia, come giustamente evidenziato dai cardiologi.  

Nonostante l’appoggio della SIGO (la maggior autorità italiana in campo ostetrico-ginecologico) in tutte le sue articolazioni, una risposta affermativa tarda a venire per le note discordanze di opinione sull’aborto all’interno della politica italiana, ancor oggi fossilizzata sul dissidio insanabile tra favorevoli e contrari, a più di quarant’anni dall’approvazione della legge 194/78. 

E’ bene ricordare tutte le difficoltà che si sono dovute superare perché venisse introdotta la pillola abortiva e i non minori ostacoli per definirne le modalità operative. Eppure tale opportuna novità era in linea con quanto stabilito da detta legge, e cioè la prospettiva dell’uso di “tecniche più moderne” (art. 15) e financo la possibilità di eseguire le ivg “presso poliambulatori pubblici” (art. 8).

Richiamare oggi, “ai tempi del coronavirus”, il mancato rispetto di quei presupposti, anch’essi previsti dalla legge, onde evitare il ricorso all’aborto, sinora colpevolmente disattesi, pare del tutto fuori luogo. Così come l’ennesimo ricorso al principio dell’obiezione. In un mondo diventato sempre più mercato ben altre cose dovrebbero rimordere la nostra coscienza. 

14 aprile 2020