35 - Come se non bastasse…

Come se non bastasse…

Come se non bastasse quella che pare una tacitamente ordita congiura contro i contraccettivi ormonali, ad iniziare proprio dai ginecologi stessi (preoccupati dai risarcimenti da danni potenziali o allettati dal guadagno in più offerto dalla spirale nel privato?), dai medici di base (sempre pronti a far i bastian contrari salvo poi ad essere ospitati dalle industrie nei congressi specifici), dagli altri specialisti (i tuttologi che per disgrazia non mancano mai, dimenticando che la professione è diventata per cultura sempre più settoriale), dalla pubblica opinione (che ne sa sempre una più del diavolo, anche per colpa di certa divulgazione medica piuttosto irresponsabile), dall’antico e sempre nuovo anatema papale (mentre la scelta dovrebbe essere lasciata al libero arbitrio fino a quando arriverà l’ora), e dalle stesse donne (terrorizzate dagli effetti collaterali, in primis il sovrappeso, ma, soprattutto le maritate, pronte ad abortire se la roulette russa non funziona)…

… ecco arrivare a tutti i medici indistintamente il laconico messaggio dell’AIFA, poi ripreso e rigirato in tutte le salse, ben sintetizzato nella Newsletter AOGOI in tal modo: “Pillole, anelli e spirale possono portare a depressione e rischio suicidio”. 

Cosa nuova? Certo no, lo si sapeva. Ma era bellamente ignorato da tutti. Probabilmente per la rarità dell’osservazione. Nella mia lunga carriera tra quelle (ahimè poche!) che praticavano contraccezione una tal evenienza mi è capitata una sola volta. Donna giovane, non adolescente, che cominciò a fare strani discorsi su intenzioni piuttosto sospette. Con la saggezza e la prudenza che ogni medico dovrebbe possedere ed esercitare le consigliai amorevolmente di sospendere e di pensare ad altri metodi. Come spesso accade, da me non ritornò più, ma non mi pare di aver mai avuto notizie tragiche sul suo conto. 

Bene ha fatto la dr.ssa Franca Fruzzetti, neo presidente della Società Italiana di Contraccezione, che, con un articolato comunicato, ha sottolineato il rischio, così facendo, di creare confusione e inutili allarmismi. Ancor più acuta mi è sembrata, ad un recente congresso, la prof. Vincenzina Bruni che, dall’alto della sua lunga esperienza, ha criticato gli studi che hanno maturato l’allarme perché effettuati nei paesi del Nord Europa, dove la depressione è già di casa a causa della scarsità di luce naturale per buona parte dell’anno. Allora, che fare? Godiamoci il sole italiano senza eccessive paure! 

gennaio 2020