32 - Il raccatto

Alla fine, nella sempre più bistrattata sanità pubblica italiana, tra tagli di spesa, chiusura di ospedali, inadeguatezza di servizi e carenze degli screening oncologici, ecc., qualcuno ha pensato che, almeno per tamponare e non certo per risolvere gli innumerevoli problemi, la soluzione si possa trovare col richiamo dei medici in pensione e col ricorso ai medici militari. Assurdo dopo assurdo questi dovrebbero lavorare gratuitamente. 

A parte il fatto che qualsiasi lavoro, ma soprattutto quello di grande responsabilità qual è l’esercizio della medicina, deve avere obbligatoriamente il giusto compenso, non si comprende come il (quasi) volontario (perché pare ovvio che l’impiego sia in subordine ad una manifesta disponibilità) possa essere garantito dal punto di vista medico-legale, visto il sempre maggiore contenzioso risarcitorio, legge Gelli a parte. 

Infatti anche il semplice impiego a livello ambulatoriale non esime lo specialista dal rischio che qualcosa possa andare non come dovrebbe. Ne sono testimoni tutti quei colleghi - e non proprio pochi! - chiamati in giudizio per le (presunte) conseguenze legate all’assunzione della piccola anticoncezionale, che, come si sa, specie nella donna giovane, non presenta controindicazioni (salvo l’ipertensione) e non necessita di particolari esami preventivi. 

Tutto si basa sulla raccomandazione, per ridurre le complicanze trombotiche, di raccogliere un’accurata e attenta anamnesi personale e familiare con particolare attenzione agli eventi trombotici. Il pregresso viene considerato un elemento chiave per la definizione del rischio trombotico, sebbene una storia negativa non sia sinonimo di assenza di condizioni trombofiliche congenite. A ben vedere, un problema di lana caprina.

Peraltro, anche in presenza di anamnesi familiare positiva, comunque non è raccomandata l’esecuzione dei test specifici per trombofilia, sempre per quanto più volte ribadito dall’ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) che lo screening routinario non è appropriato per la rarità della condizione e il suo alto costo. Quindi resta solo l’anamnesi: ma quanti di noi nell’era della fretta ci prestano la dovuta attenzione?

Torniamo ai medici, ormai sempre di meno… Non solo per il contenimento della spesa e il conseguente blocco del turnover da più di vent’anni, cui bisogna aggiungere l’anelito a scappar via appena possibile (come si prevede con la “quota 100”, riferita ad anzianità + contributi) ma anche per una dissennata programmazione (iscrizioni limitate alla facoltà di Medicina e ancor più alle scuole di Specializzazione, per la scarsa disponibilità di posti). 

Così tra la perdurante assenza di una politica sanitaria lungimirante e le pressioni delle innegabili lobbies mediche c’è chi storce il naso per la proposta di utilizzare per i servizi di emergenza neolaureati non specializzati. Eppure non si è fatto così per anni ed anni, quando il pronto soccorso è stato per tanti il primo approccio con la patologia, prima fonte di guadagno e primo gradino verso i piani alti, quelli delle specialità? Meglio chi è fresco di studi rispetto a vecchi stanchi e immemori!

14 giugno 2019