31 - Tanto tuonò che piovve

Proprio come i temporali di questa strana primavera, dopo tanti tuoni è arrivata la pioggia. In realtà, poca. Per uscire dalla metafora, dopo tanti proclami e avvertimenti, affinché fossero rispettati gli obblighi formativi dell’aggiornamento continuo in medicina (ecm), è arrivato il primo provvedimento punitivo. 

Il malcapitato - è proprio il caso di definirlo così, poi si vedrà il motivo - è stato sospeso, per sei mesi in seguito ridotti a tre, dalla Commissione Albo di appartenenza perché, secondo il Dlgs 138/2011 il non aver adempiuto configura un illecito disciplinare e pertanto di competenza dell’Ordine comminare la sanzione. 

Non appena ne è stata data comunicazione, non senza una sospetta enfasi, ne ha fatto da cassa di risonanza la trasmissione televisiva “Striscia la notizia”, tanto da suscitare quasi il panico generale per la possibilità di diagnosi e terapie errate, così da costituire un rischio per la tutela della salute pubblica. Verrebbe da dire: fossero solo questi i mali della sanità italiana!

Eppure si è levato tutto un coro di voci, anche eminenti, a ribadire l’indispensabilità dell’aggiornamento, adducendo anche motivazioni piuttosto risibili. Le associazioni a difesa del cittadino lo hanno sollecitato quale garanzia di qualità, tanto da chiederne che venga reso pubblico da parte di ogni medico. E è stato addirittura indicato come obiettivo di legislatura da parte del Ministro.

Ma cosa, torno a ripetere, l’attuale ecm? Proprio no! Serve ben altro per restare al passo con i tempi, sempre più veloci del progresso scientifico. Soprattutto per le discipline chirurgiche, per le quali non è possibile né immaginabile che abilità tecniche possano essere apprese partecipando ad un convegno o tanto peggio con la formazione a distanza e rispondendo ad un po’ di domande. 

L’aggiornamento dovrebbe piuttosto essere tenuto nella giusta considerazione nell’assegnazione degli incarichi, dove la buona volontà a tenersi informato dovrebbe valere più della imperitura spinta politica. E invece capita che in commissione di concorso un direttore sanitario - e non un addetto alle pulizie! - si permetta di giudicare gli eventi come un’occasione per non lavorare e farsi una vacanza. 

Perché definire il collega malcapitato? Perché malgrado si sia sempre parlato di sanzioni finora nulla era avvenuto e forse è toccato a lui solo in quanto già sanzionato dalla vicina nazione in cui anche operava essendo un frontaliero. E soprattutto perché il Presidente nazionale dichiara che gli inadempienti sono un buon 20% del totale, pur ammettendo che, come ben si sa, l’aggiornamento, garantito dal contratto, è purtroppo mortificato dalle necessità dei turni e del lavoro straordinario. 

La promessa (o la minaccia?) è che tutto cambierà dal 2020 e chi sgarra sarà punito. Ma non sarà, anche in questo caso, tutto un vantaggio per i tanti providers (quanto affidabili?) che si avvantaggiano di questa pubblicità artata e non certo disinteressata? Certo che si sono moltiplicate le “offerte” mirabolanti di corsi capaci di sanare qualsiasi situazione. Possibile che ormai sia tutto un affare? 

20 maggio 2019