3 - L’ecografia: gioia e dolori

Ma, di grazia, quante ecografie vanno fatte in gravidanza? La domanda sarebbe retorica se ci dovessimo attenere ai consigli della Società di Ecografia. Che sappiamo bene ha chiaramente posto il limite a tre. Numero perfetto, secondo antiche tradizioni matematico-filosofiche. Ma che nella pratica spesso cozza con le ansie delle donne in attesa, che pensano agli ultrasuoni come una moderna panacea. Anche - bisogna ammetterlo - per colpa di una certa stampa che talvolta indulge un po’ troppo e specula non poco sulle mirabolanti possibilità delle nuove tecniche. Se è così, vuol dire che rende…

Indubbiamente l’ecografia ha cambiato radicalmente l’ostetricia, sia dal punto di vista della diagnosi sia da quello della terapia, come inevitabile conseguenza della prima. In trent’anni poi l’esame si è man mano innovato sino ad arrivare ad incredibili sofisticazioni che per certi versi esulano dalla scienza per scivolare quasi nello spettacolo. Dovrebbe servire a dare tranquillità alla madre, come pure al padre, e perché no anche al medico, chiamato sempre più a rispondere se non tutto va per il meglio. Certo non a “regalare” la prima (talvolta molto costosa!) foto del nascituro, così come pubblicizzato con la tridimensionale al suo esordio, se non un vero e proprio album di immagini. 

Il problema nel pubblico è come porsi verso la gestante, che di ecografie ne farebbe tre al giorno. Non solo per tranquillizzarsi, ma anche perché la moda (e purtroppo il privato) va nel senso opposto delle società scientifiche e soprattutto delle disposizioni ministeriali riguardo alla gratuità degli esami durante la gravidanza. E sì, perché il famigerato D.M. 10 settembre 1998 conferma le tre sole ecografie. L’attributo “famigerato” non è per questo motivo, né per il fatto che ha contratto di molto i controlli ammessi (giusto che sia così, in assenza di problemi), ma per altro, come ad esempio la cardiotocografia, concessa un po’ troppo avanti, se non quasi in puerperio! 

Ma l’esasperata tecnologia fa bene o male? Se serve a darci certezze un tempo impossibili certamente sì. Se invece viene a togliere poesia ad un evento che, pur se talvolta artificiale, ha in sé sempre qualcosa di magico sicuramente no. Un tempo gli psicologi affermavano che la mamma in attesa ha bisogno di fantasticare sul sesso di chi aspetta. Poi hanno cambiato opinione, arrivando a dire che invece è meglio conoscerlo quanto prima. E certo non solo per non sbagliare il corredino ed orientarsi verso il colore giusto. Sebbene i tempi siano molto cambiati, con tutto quel che significa oggi la distinzione tra sesso anatomico e sesso psichico. 

Vendendo alla realtà consultoriale, sono davvero pochi da queste parti quelli dotati di un ecografo. So che molti colleghi farebbero i salti mortali per averlo. Difficilmente sarei riuscito ad ottenerlo io, che comunque, pur provenendo da una scuola di ecografia, non sono molto d’accordo sulla sua utilità. Per fare cosa? La conferma della diagnosi di gravidanza in caso di richiesta di interruzione? Ma si è detto più volte essere sconsigliabile dal punto di vista psicologico! Un inutile trauma che certo non fa cambiare idea alla donna. Per i controlli di primo livello in gravidanza? Ma avendo l’apparecchio a portata di mano in tal modo lieviterebbe sicuramente il numero di ecografie, che purtroppo è già diffusamente alto. Per fare diagnosi ginecologiche? Ma occorrerebbe molto più tempo di quello comunemente a disposizione per le visite. Senza trascurare, infine e al di là di tutto, l’enorme aumento delle responsabilità medico legali.

20 febbraio 2014