29 - Dei diritti e dei doveri

Cronache recenti hanno riportato del medico di base condannato per aver prescritto non un cerotto contraccettivo bensì un cerotto per la menopausa ad una donna fertile che di conseguenza aveva concepito un figlio non desiderato. In realtà non è niente di nuovo, perché ciò cui si fa riferimento è la richiesta attuale del medico alla propria assicurazione di far fronte alla condanna risarcitoria che prevede il mantenimento di quel figlio fino al raggiungimento dell’indipendenza economica (cioè si suppone sino alla maggior età), condanna che però non è di oggi ma risale a cinque anni addietro.

E’ comunque interessante leggere tale sentenza di merito (n. 3477/2014) pronunciata da una giudice del Tribunale di Milano, prima sezione civile, che a suo tempo ha riconosciuto il medico colpevole per inadempienza agli obblighi contrattuali, sia verso la madre sia verso il padre, secondo quanto previsto dall’art. 1218 cc (Responsabilità del debitore. Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno), e quindi meritevoli entrambi di essere risarciti, per violazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione.

Importante il richiamo all’ordinamento giuridico che garantisce ai cittadini "il diritto alla procreazione cosciente e responsabile" (art. 1 legge 194/1978), un diritto di libertà, troppo spesso dimenticato allorché si disserta su queste problematiche ma soprattutto dagli stessi medici, quando tergiversano o addirittura si oppongono all’esercizio di tale diritto, cioè che la coppia possa decidere, in piena libertà e in base alle proprie possibilità, quindi secondo valutazioni assolutamente personali ed insindacabili, se mettere o meno al mondo un bambino.

Finora eravamo abituati al risarcimento in caso di fallimento di interruzione di gravidanza o impossibilità di effettuarla per mancata o ritardata diagnosi di patologia fetale ma non per non essere riusciti a prevenire la gravidanza stessa per un semplice errore di prescrizione. Che questa volta, altra novità da non sottovalutare, è riconosciuto causa di danno anche per chi in tal modo è diventato padre al di là della propria volontà. Un motivo in più di accortezza nell’esercizio dell’attività professionale, anche in una pratica che non presenti particolari difficoltà o richieda particolari competenze tecnico-scientifiche. E un monito alle scelte non sempre disinteressate delle industrie farmaceutiche.

12 marzo 2019