26 - Naturalità vs artificiosità

Dobbiamo senza dubbio alle donne immigrate se la denatalità nel nostro Paese non sia ancora più grave di quello che già è. In maggior parte giovani, e quindi al massimo della fertilità, tendono a riprodursi senza pensarci troppo, anche per l’assoluta ignoranza delle possibilità e metodiche contraccettive. Di conseguenza è sempre più facile imbattersi all’interno dei reparti maternità in donne non italiane e negli annessi nidi in bambini di colore e aspetto diverso. 

Questo dato di fatto pone la sanità italiana di fronte a tutta una serie di nuove problematiche. Gli stranieri, ad esempio, non sono abituati alla prevenzione e pertanto non comprendono l’utilità di molti esami, essendo avvezzi più ad una medicina basata sulla cura dei sintomi. E dove la discontinuità dei controlli si fa particolarmente seria è proprio in gravidanza, per la necessità di effettuare determinati accertamenti in epoche precise, anche per poter usufruire della gratuità degli stessi. 

Non mancano altri problemi pratici, e non di poco conto. Ad esempio, la difficoltà per la donna musulmana ad accettare di essere visitata da un dottore di sesso maschile. Qualcosa di analogo si verifica anche per la gravidanza ed il parto, che in varie culture sono vissute completamente al femminile. Specialmente il lieto evento viene considerato di esclusiva competenza delle donne, mentre è arcinoto come nelle nostre realtà è tuttora preminente la figura medica maschile.

Capita così che la gravida straniera, allorquando si ricovera nei nostri ospedali, viene a confrontarsi con usanze e consuetudini diverse, che trasformano un evento, secondo la sua tradizione familiare e comunitario, in qualcosa di chiuso e medicalizzato, considerato quindi quasi alla stregua di una malattia. Ciò ingenera un senso di solitudine e di abbandono, soprattutto se la donna non è in grado di comunicare a causa della non conoscenza della nostra lingua.

Queste differenze etniche sul modo di portare avanti la gravidanza e di partorire dovrebbero essere tenute sempre presenti. Per fortuna in molte realtà ospedaliere già oggi il parto può essere vissuto secondo modelli e abitudini della cultura d’origine. Ma occorre promuovere un radicale mutamento culturale, ed un particolare impegno a tutti i livelli, al fine di garantire risposte adeguate ad una richiesta molto composita. Perché le differenze tra popoli molto diversi si fanno indubbiamente sentire.

Al tempo stesso, dal confronto con altre culture, che spesso mettono in profonda crisi le nostre certezze, potremo probabilmente trovare soluzioni ad annosi problemi, come, ad esempio, fare nostre tecniche e posizioni alternative nel parto spontaneo, anche al fine di ridurre l’alto ricorso al taglio cesareo, emblema paradigmatico di quel che è scaturito dall’aver artificiosamente trasformato la naturalità della nascita, con tutti i problemi che purtroppo molto ben conosciamo.

15 dicembre 2018