25 - Scherzi a parte

Nella confusionaria politica attuale, che cerca di accontentare tutti più che decidere con saggezza, è spuntato all’improvviso, tra i tanti provvedimenti di programmazione, l’abolizione del numero chiuso a Medicina e di conseguenza dei famigerati tests di ingresso. Perché famigerati? Qualcuno dei più vecchi che mi legge ha mai provato a soppesarli e a cercare le risposte? Molto difficilmente le troverebbe! Domande assurde e poco attinenti a quel che si farà dopo se la prova sarà superata. Il test diventa così una specie di roulette russa, che per tanti costituirà la morte di un sogno e solo per pochi un viatico elitario. Non si spiegherebbe altrimenti perché, malgrado lo sbarramento, ricorrano molto spesso tra i medici di nuova generazione i nomi di padri noti nel mondo di Ippocrate. 

Ma torniamo alla novità della liberalizzazione, prima annunciata e poi smentita. Nel frattempo accolta con un coro di disperazione che si può compendiare in solo due parole: “Dove il mettiamo?”. Riferito al fatto che l’università non sarebbe pronta ad accogliere la marea di pretendenti. Questo a scapito, secondo gli immancabili soloni, della qualità della preparazione. Quando mai però l’università è stata pronta? Non lo era cinquant’anni fa, ai tempi dell’altra grande apertura a ogni provenienza scolastica, non lo è oggi, malgrado il numero chiuso, per le immancabili inefficienze. Sempre qualcuno dei vecchi ricorderà di aver visto raramente in cattedra titolari certo molto più impegnati non tanto nella (scarsa) ricerca quanto nella (ricca) professione. E’ cambiato qualcosa? Non credo!

Niente di meglio allora della selezione naturale, durante il corso di laurea e non solo con uno sbarramento dopo uno o due anni. Chi ha doti ma soprattutto è davvero motivato andrà avanti. Gli altri rinunceranno. Pazienza. Chissà se ancor oggi c’è l’uso delle migrazioni dalle facoltà più toste verso quelle più facili, come tanti anni addietro. Anche questa era una realtà! E poi, chi in una maniera o nell’altra arrivava sino in fondo, pieno di tante teorie che oggi riterremmo in parte insulse ma desolatamente privo di pratica, si trovava gettato allo sbaraglio in qualche pronto soccorso, dove poteva capitargli di tutto, a scartabellare quando possibile il salvifico manualetto di terapia. Perché continuiamo ad essere ipocriti e non ammettiamo che questa era la realtà allora come è probabile ora?

Tutto questo confligge con quella che è la nota situazione di grande precarietà del sistema sanitario nazionale tra mancato turnover per i tanti ospedalieri pensionati non sostituiti, e che tenderanno ad aumentare se andranno in porto le nuove regole di uscita, carenze di specialisti, per l’altro imbuto rappresentato dalla scarsezza di posti nelle scuole di specializzazione, e non ultima la progressiva riduzione anche dei medici di medicina generale, che porterà alla mancata copertura del territorio in molte zone del Paese. Quale sarà la speranza? Di affidarsi ai medici provenienti dal terzo mondo come avviene ormai in molte nazioni d’Europa? Alternative non se ne vedono. Anche perché è stato subito detto che quanto annunciato era solo un… auspicio! Come dire: non fateci caso, stiamo su scherzi a parte!

20 novembre 2018