23 - Denatalità e ipernatalità

Dove eravamo rimasti? Una frase famosa, se pur abusata, per riannodare il filo, dopo una forzata quanto incolpevole interruzione. E, nella non facile ripresa, la scelta di tornare, per comodità e per necessità, su un argomento già trattato (vedi “Fate più figli” del 29 maggio 2014), quella del dibattito legato al calo crescente della natalità. 

In quella occasione avevo concluso che, al di là dell’invito scontato del Papa, (in fondo null’altro che il dettato evangelico, del tutto ignorato nei ricchi paesi occidentali) e di quello allarmato dei soliti catastrofisti (preoccupati per chissà quale sventura ci possa capitare, come se non bastassero quelle che già abbiamo) era ben difficile invertire una tendenza fortemente condizionata da ragioni economiche (ma non solo).

È l’attualità che mi porta a riparlarne. O meglio le tante fesserie propinateci dai nostri governanti. Per carità: nessuna malevolenza verso questa o quella forza politica! Ma l’affermazione che la bassa natalità è solo una scusa per importare immigrati non può proprio essere accettata. Si pensasse invece ad assicurare tutte quelle facilitazioni che un paese davvero civile dovrebbe garantire, dal pannolino alla nutrizione, dai sevizi sociali all’istruzione, come accade in quasi tutta l’Europa, spesso sino alla maggiore età. Il richiamo ai figli per la patria, di infausta memoria, in difesa di mal definita identità nazionale, è anacronistico quanto inopportuno, mentre si dovrebbe favorire una sempre maggior integrazione, in un Paese sempre più multirazziale. Orgogliosamente meticcio. Quale, a ben vedere, è sempre stato.

Ma chi è oggi al potere pare pensare soltanto alla demagogica distruzione di tutto quel che non gli aggrada. Solo perché deciso e stabilito da altri. Così in merito all’annuncio di tornare, sui documenti ufficiali, alla dizione “padre” e “madre” invece di “genitore 1” e genitore 2”, solo per le proprie convinzioni sulla cosiddetta famiglia “regolare” in contrapposizione alla famiglia “arcobaleno”. E questo contro quanto si è già legiferato e quanto necessita di una rapida approvazione, come la maternità surrogata, che, sebbene ancora non prevista in Italia, comunque è una realtà, sia pure d’importazione, con cui capita sempre più spesso di doversi confrontare. Non fa meraviglia, allora, se da tanto tempo il potere giudiziario sia più avanti di quello legislativo. Ma le brutte sorprese, potrebbero non finire qui, vista la malaugurata intenzione di rivedere o addirittura abolire la legge sull’aborto.

17 settembre 2018