22 - Generico? No, grazie!

In una regione perennemente afflitta dal problema sanità, prima con una spesa del tutto fuori controllo e un deficit considerevole, poi costretta a grandi sacrifici per i cosiddetti piani di rientro, che hanno significato chiusure di reparti un po’ dappertutto - forse non un gran male perché in tempi di vacche grasse si era esagerato un po’ troppo con inutili inaugurazioni - ma soprattutto impossibilità ad effettuare nuove assunzioni - e quindi organici sempre più scarsi, non potendo sostituire chi nel frattempo se ne va in pensione -, ora che finalmente sembra superato l’ostacolo del controllo ministeriale, scoppia la grana, in verità non sconosciuta, di una spesa farmaceutica eccessiva. 

Si consumano troppi farmaci, in primo luogo antibiotici, per cui la Puglia è una tra le peggiori maglie nere d’Italia, non solo in regime di ricovero ma in specie a livello territoriale. Ovviamente con le immancabili polemiche tra medici di base e assessorato, alla ricerca dell’impossibile soluzione di riuscire una volta per tutte ad invertire un’antica tendenza spendacciona. Tempo addietro si era tentato in parte di limitare il danno, ad esempio, con la dispensazione da parte delle farmacie ospedaliere dei presidi necessari al prosieguo terapeutico, al momento della dimissione. Ma questa procedura nient’affatto semplice, oltre a non essere durata molto, aveva avuto la fiera opposizione dei farmacisti esterni che contestavano a medici ospedalieri l’opportuna abilitazione.   

Una cosa analoga era poi accaduta nel momento in cui si doveva iniziare la distribuzione gratuita della pillola anticoncezionale da parte dei consultori familiari. Anche in questo caso fu eccepito che una specifica autorizzazione mancava. Purtroppo l’ennesima conferma di quanto nel nostro Paese la burocrazia conti molto più del facilitare la vita e del fare economia. Perché, in aggiunta al fatto che con lo snellimento della procedura si invogliavano le utenti, spesso indecise e recalcitranti, ad iniziare un percorso virtuoso di prevenzione delle nascite, si metteva in atto un non piccolo risparmio in quanto le confezioni acquistate dall’azienda sanitaria vengono, com’è noto, a costare giusto la metà rispetto al prezzo di mercato.  

Indubbiamente sono problemi di oggi, legati alle ristrettezze economiche, che chissà quanto ancora dureranno! Chi come me ha vissuto i bei tempi della transizione dal sistema multi mutualistico al servizio sanitario nazionale ricorda senz’altro quale conquista di civiltà fu l’eliminazione della distinzione tra figli e figliastri riguardo la cura. Mentre prima alcune mutue erano più generose ed altre meno, con il nuovo assetto veniva garantito un uguale trattamento per tutti. Col senno di poi, e considerata la gran quantità di denaro consumato, per non dire fin troppe volte sprecato, bisogna ammettere che forse non era la cosa più giusta. Così arrivarono i tickets e le esclusioni, sempre più numerose. Come non pensare, restando al nostro campo, alla sopravvenuta impossibilità per una donna di curarsi una vaginite senza pagare?

Ma pur considerando le condizioni economiche non eccezionali di una gran fetta della popolazione, pare proprio che gli Italiani non disdegnino di spendere i pochi e sudati soldi in farmacia. Non soltanto per i farmaci non più garantiti, che purtroppo non possono far a meno di comprare nei casi di bisogno, bensì snobbando la scelta alternativa dei farmaci generici. Sempre qui da noi è particolarmente scarso l’uso dei farmaci equivalenti che potrebbero invece contribuire a riequilibrare la galoppante spesa farmaceutica. Sappiamo bene che sono diffusi i dubbi sulla effettiva sostituibilità, sulla vera efficacia e sul livello di sicurezza dei generici. Certo è che pure noi medici (specialisti compresi, vedi ad esempio il generico delle pillole contraccettive) abbiamo le nostre brave colpe (e paure, indubbiamente) per cui non insistiamo più di tanto nel consigliarli. Forse perché a nostra volta non ben… consigliati (o addirittura dissuasi?) dalla farmaceutica di marca!

17 luglio 2014