20 - Date a Cesare…

Il problema obiezione di coscienza continua a tenere banco nelle cronache di quest’estate che comincia a diventare calda. E’ bastato fossero note le nuove Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiaridella Regione Lazio, in cui si richiamano i ginecologi territoriali agli obblighi di legge per quel che riguarda la famosa certificazione e la doverosa prescrizione della contraccezione, per far insorgere il Movimento per la vita che giudica quanto deliberato come un attacco alla libertà di coscienza tanto da promettere battaglia anche in sede legale.   

Cosa c’è di tanto grave in quelle disposizioni che per opportunità qui di seguito si riportano? 

“In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza fra i medici ginecologi … si ribadisce come questa riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. 

 Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG.

Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D.(lntra Uterine Devices).”.

Ciò non costituisce alcuna novità, in quanto si tratta di criteri consolidati, suffragati da pronunce delle società scientifiche (lo ha fatto a suo tempo anche l’Aogoi, riportando un parere legale conforme) e da sentenze di merito, come quella (cfr. Tar Puglia, n. 3477 del 2010) molto esplicita pronunciata contro la decisione della Regione Puglia di indire concorsi riservati a non obiettori, che in proposito recita: “Peraltro l’esonero di cui all’art. 9 legge n. 194/1978 per gli obiettori riguarda esclusivamente le procedure e le attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, non già l’assistenza antecedente e conseguente all’intervento (cfr. in particolare il comma 3 dell’art. 9).

È pur vero che il comma 1 dell’art. 9 sembrerebbe estendere prima facie l’esonero per i medici obiettori all’intera procedura di cui all’art. 5 legge n. 194/1978 e tuttavia una corretta interpretazione sistematica che coordini il comma 1 con il comma 3 della disposizione in commento induce a ritenere che il riferimento all’art. 5 operato dall’art. 9, comma 1 legge n. 194/1978 sia esclusivamente rivolto alla pratica di interruzione volontaria della gravidanza (rectius procedure ed attività specificamente e necessariamente dirette a determinare detta interruzione per le quali indiscutibilmente opera l’esonero che, come visto, non vengono praticate all’interno dei Consultori) e non già all’attività di informazione, consulenza e assistenza psicologica della gestante di cui si è detto in precedenza, né alle funzioni proprie del ginecologo (i.e. accertamenti e visite mediche)che – come detto – esulano dall’iter abortivo e che vengono istituzionalmente svolte dai Consultori familiari.

Ne consegue che anche il medico obiettore legittimamente inserito nella struttura del Consultorio è comunque tenuto all’espletamento di quelle attività istruttorie e consultive (come ad esempio il rilascio del documento attestante lo stato di gravidanza di cui all’art. 5 legge n. 194/1978); per cui la presenza teorica di soli obiettori all’interno del Consultorio - ancora una volta - appare irrilevante ai fini di una corretta doverosa applicazione della legge n. 194/1978.”.

Tutte cose completamente difformi da quanto si legge nel comunicato del Movimento per la vita: 
“La legge (194/78) non lascia spazio a dubbi laddove, nell'art. 9, dichiara esplicitamente coperte dall'obiezione di coscienza anche le attività di certificazione che precedono necessariamente l'Ivg.”.
In realtà di esplicito in merito non c’è un bel nulla in quell’articolo e altre interpretazioni che se ne vogliono dare non paiono proprio plausibili.

D’altronde il richiamo della giunta Zingaretti non vuole porre alcuna limitazione al diritto all’obiezione di coscienza motivata quanto piuttosto stanare quella di comodo. Non rilascio il certificato non tanto perché sono contrario all’aborto in nome di alti principi etici o morali, quanto perché mi scoccia attestare null’altro che la volontà della donna ad abortire. Una procedura che in effetti non ha nulla di medico, quindi a maggior ragione non è rifiutabile.     

In conclusione è bene ricordare che in un consultorio familiare pubblico non si può esercitare l’obiezione di coscienza per un certificato, così essa è ancora più opinabile riguardo la prescrizione della pillola anticoncezionale o della contraccezione d’emergenza oppure l’applicazione della spirale contraccettiva. Tutto ciò nel rispetto di quanto stabilito dalle leggi dello Stato che nella Sanità pubblica non possono essere ignorate. 

Date a Cesare…

3 luglio 2014