18 - Problemi eterni

Indubbiamente la percentuale di obiettori verso l’interruzione di gravidanza, soprattutto in alcune zone del Paese, è drammaticamente alta. D’altro canto, però, l’ultima relazione ministeriale conclude che, essendo il numero degli interventi in costante se pur lenta discesa, il basso numero di non obiettori non costituisce un problema, e le eventuali difficoltà sono da attribuirsi piuttosto “a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie all’interno di ciascuna regione”.  

Comunque invocare la mobilità - è facile immaginare coatta - quale rimedio per tutti i mali è sbagliato, in quanto, soprattutto per i ginecologi consultoriali, viene a ledere diritti sacrosanti com’è l’obiezione di coscienza. Che però, non dovrebbe essere pretestuosa: non rilascio il certificato non tanto perché sono contrario all’aborto, quanto perché mi scoccia farlo. Non sono pochi infatti i colleghi particolarmente “allergici” alle incombenze burocratiche, che ben sappiamo angustiano sempre di più. 

Ebbene sì, ammettiamolo! E’ l’aspetto amministrativo che dà fastidio a molti. Chiamati ad assolvere una mera operazione per così dire notarile qual è l’attestazione della volontà della donna ad abortire. Nulla di medico, dunque. E a maggior ragione, quindi, contro di essa non ci si può opporre, rifiutandosi di effettuarla, in nome di alti principi etici o morali. Così, ancora una volta, torna quanto detto e stradetto, a vari livelli, che l’obiezione di coscienza per un certificato non si può esercitare. 

Fortunatamente la maggior parte delle donne si rivolge al medico di famiglia per il documento e successivamente alle case di cura convenzionale per l’interruzione. Quasi nessuna, nella nostra regione, incontra particolari difficoltà: i casi eclatanti riportati dalla cronaca non fanno testo. Così almeno il diritto all’autoderminazione è salvo. Mentre insorgono i duri e puri, perché in tal modo si ignora il percorso virtuoso dell’interruzione di gravidanza, e soprattutto della sua prevenzione, attraverso i consultori familiari. Ma questa è un’altra storia…

Tutto quanto si narra sull’uso di farmaci impropri e sui fatti delinquenziali ad essi connessi rappresenta purtroppo un problema culturale, amplificato dalla crescente presenza migratoria, connesso al fenomeno purtroppo mai debellato dell’aborto clandestino. Confesso di aver appreso da una straniera della grande facilità con cui veniva assunto il citoprotettore gastrico a scopo abortivo quando ancora in Italia la piccola abortiva era nel mondo dei sogni. 

Intanto la politica tenta di trovare finalmente una soluzione, sebbene sappiamo tutti bene quanto sia difficile giungere ad un’intesa su temi etici. La risoluzione del luglio 2012 del Comitato Nazionale di Bioetica è la tipica dichiarazione cerchiobottista, di estremo compromesso, in teoria per far contenti tutti e in pratica nessuno. Né il variegato arco parlamentare è riuscito nell’opera di sintesi, mostrando ancora una volta tutte le contrapposizioni esistenti e delegando ogni decisione ad un tavolo tecnico. Si spera non alle calende greche. 

5 giugno 2014