17 - Fate più figli!

E’ un pressante appello che non è solo del Papa ma che trova sempre meno seguito. E come potrebbe essere altrimenti, considerati i costi che un figlio comporta dal concepimento alla maggior età?

E sì, perché sappiamo bene che lo stesso concepire può essere dispendioso. Dato che oggi un maggior numero di donne decide di riprodursi più tardivamente che in passato, pensando prima alla propria realizzazione economica e sociale, a sua volta sempre più difficile data la crisi persistente.

Il ricorso ad un programma di procreazione medicalmente assistita può avere un costo notevole, pari a qualche migliaio di euro, dato che nella quasi totalità è affidata al privato, ed anche di più se occorre rivolgersi all’estero per quello che la legge non consente (o meglio vietava, data la progressiva demolizione della Legge 40/2004).

Ma, dato pure per scontato che, per fortuna nella maggior parte dei casi, come confermano le statistiche, la gravidanza giunga spontaneamente, proprio allora cominciano i guai, cioè il dissanguamento.

Primo dilemma: farsi seguire nel pubblico o nel privato? Anche in questo caso le percentuali ci dicono che, soprattutto al sud, il secondo prevale nettamente sul primo: Che sia davvero migliore o dia sensazione di maggior tutela?

Certo che rivolgendosi al “proprio” ginecologo la spesa può diventare piuttosto elevata, senza dubbio in rapporto alla fama dello specialista, ma nello stesso tempo per l’alto numero di esami inutili. Anche questi, servono a rassicurare la donna o il medico?

La tabella degli esami gratuiti, così come prevista dal DM  10/09/1998, è del tutto ignorata, sebbene a suo tempo fosse stato illustrato il rationalealla base di quelle scelte. Che non è poi sbagliato, se si considera la fisiologia della gravidanza e la possibilità, spesso ignorata, di poter estendere l’esenzione a tutta la diagnostica possibile in caso di patologie.

Ma sappiamo bene che il privato strizza un po’ troppo l’occhio al mercato. E quindi prescrive, prescrive, prescrive. Tanti e tanti esami inutili. Ad iniziare dalle troppe ecografie, con un esagerato uso della tridimensionale, una moda più che una necessità.

Però vi sono anche esami che, non previsti dal citato decreto (ormai vecchio di 15 anni!), sono, per così dire, indispensabili, come le prove di coagulazione e l’elettrocardiogramma, richiesti cautelativamente dagli anestesisti, e la ricerca con tampone dello streptococco beta-emolitico, cui tengono molto i pediatri per la prevenzione delle infezioni neonatali. Perché non renderli finalmente gratuiti?

Così pian piano, con l’avanzare della gravidanza, escono dalle tasche parecchi soldini per i tickets - oltre all’iniqua tassa sulla ricetta, nata per contenere gli accertamenti inutili ma rivelatasi pericolosa causa di rinuncia alle cure - che dalla stampa apprendiamo essere diversi da regione a regione, uno dei tanti effetti dell’assurdo federalismo sanitario. 

Avvicinandosi il parto – per il quale fortunatamente ancora non si paga, almeno negli ospedali pubblici – bisognerà pensare alla spesa per l’epidurale, che, pur essendo stata da tempo inserita nei Livelli essenziali di assistenza, non è ancora garantita nella maggior parte delle strutture.

Per non parlare, a nascita avvenuta, del corollario di pannetti e affini, latte artificiale e tutto quanto sarà necessario fino… all’indipendenza economica, sempre più lontana. Quantizzato in centinaia di migliaia di euro. Ben difficile di conseguenza raccogliere quell’invito!

29 maggio 2014