16 - La libertà e il peccato

Quando più di trent’anni fa fui invitato per la prima volta a parlare di educazione sessuale alle terze medie - probabilmente solo perché tra quegli alunni c’era anche mia figlia - mi colpì subito che nelle prime file c’era una delle sue coetanee con un bel pancione. Pensai, con sconforto, che eravamo arrivati tardi. Ne ebbi drammatica conferma quando, com’è tipico a quell’età, la ragazzina partorì con taglio cesareo. E ancor di più quando, cesareo dopo cesareo, la sventurata esaurì in pratica la sua capacità riproduttiva col terzo figlio a meno di diciotto anni.  

E’ passato tanto tempo, ma non è le cose siano molto cambiate. In realtà si continua ad andare a fasi alterne, come un fastidioso e penosissimo singhiozzo. Tra chi fa e chi rinuncia. E chi vorrebbe fare fin troppo spesso non trova alcuna collaborazione. Anzi, più di una volta è, e non sempre amorevolmente, dissuaso. Viene legittimo allora chiedersi: possibile che ancor oggi non si riesca a parlare liberamente di sessualità nelle scuole?

Qualche anno dopo l’episodio raccontato e dopo che, per l’ennesima volta, avevo speso parecchie energie per le mie lezioncine in tutte le terze classi di tutte le scuole medie di uno dei tre paesi in cui ero consultoriale, quando ormai pensavo alla programmazione successiva, mi venne riferito che era inutile mi preparassi spiritualmente perché non si sarebbe più fatto alcunché dato che così avevano deciso i genitori degli studenti. 

Non so se sul momento fui più felice perché mi risparmiavo una bella fatica o amareggiato per la grande opportunità di cui si privavano i giovani. Ma rimpiangevo anche per il lavoro preparatorio compiuto, in collaborazione con la psicologa, con la redazione di alcuni fogli di facile lettura sull’anatomia e fisiologia, sulle metodiche contraccettive e sulle malattie a trasmissione sessuale, non potendo sempre e per tutto far riferimento ai materiali dell’industria farmaceutica.

Nel tutt’altro che semplice rapporto con i giovani molto importante è senza dubbio l’esperienza, che ti fa modificare atteggiamenti e modalità di comunicazione. Per questo serve anche il confronto con altre figure con angoli di osservazione diversi. Così, ad esempio, avevo deciso, come mi era stato consigliato, di evitare di parlare dei rapporti anali, cui avevo appena accennato in relazione a problemi di igiene. Lo feci, sebbene non fossi d’accordo, se non altro per quello che mi veniva riferito dalle adolescenti che venivano a visita, quale usanza diffusa onde preservare la verginità genitale.

Malgrado questa grande libertà di comportamenti i genitori bacchettoni, che preferivano non vedere il problema, avevano avuto pure da dire su un’informazione quanto mai tecnica e casta. A quanto pare la paura del peccato è ancora molto forte. Tanto da preferire non averne nozione piuttosto che far di tutto per sconfiggerlo. 

24 maggio 2014