12 - Buon senso

E’ quello che è mancato, secondo la giusta valutazione del primario obiettore, nella vicenda che ha visto coinvolto il ginecologo di turno, anch’egli obiettore, che si è rifiutato di effettuare un’ecografia di controllo nel corso di un aborto farmacologico.  Quest’ultimo sin dal momento del ricovero aveva detto che, pur essendo in servizio da solo, proprio perché obiettore, non intendeva occuparsi del caso. Di parere opposto, il responsabile della struttura ha ribadito, quanto arcinoto, che, come previsto dalla legge, l’obiezione si può esercitare sulla procedura di interruzione, mentre ciò che precede e che segue rientra nell’assistenza, da cui non ci si può in alcun modo esimere. 

Nello specifico, merita però una attenta riflessione quanto dichiarato dal collega a giustificazione del suo rifiuto. Egli afferma, così come è stato riportato dalla stampa: “La procedura per la somministrazione della RU486 equivale all’aborto chirurgico. Quello era un atto unico, questo si compone di tre tappe: il primo giorno si somministra la pillola abortiva, il terzo giorno un altro farmaco, e poi si effettua l’ecografia pre-dimissione”. Su questa equivalenza tra procedura per l’aborto chimico e intervento per l’aborto chirurgico occorre intendersi.

La Legge 194/78 recita all’art. 9: “L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.”. Ovviamente si parla solo e soltanto di intervento, considerati i tempi, quando esisteva solo la modalità chirurgica, sia essa per curettage che per aspirazione. L‘arrivo della pillola abortiva è venuto ad introdurre una causa confondente nell’eterna diatriba tra procedure e assistenza. 

Somministrare una o due pillole può considerarsi equivalente ad un intervento chirurgico in riferimento alle “procedure e attività specificamente e necessariamente direttea determinare l'interruzione della gravidanza”? Ma, ammesso pure che lo fosse, l’ecografia di controllo post-interruzione, che si esegue anche nella pratica con metodica tradizionale, può a sua volta essere considerata parte della procedura o rientra piuttosto nella normale prassi di assistenza, messa in atto onde evitare il verificarsi di spiacevoli sorprese? Senza alcun dubbio è la seconda opzione quella giusta.

Come sempre accade per tutto quel che attiene a questa problematica, ogni sia pur piccolo evento diventa subito notizia e finisce col rinfocolare polemiche mai sopite, che ciclicamente si ripresentano, ormai da quarant’anni, tra strenui difensori e accaniti affossatori di una legge che resta tuttora molto valida. E soprattutto ha contribuito nel tempo a contenere il fenomeno, quale miglior risposta alle più funeste previsioni della vigilia. Ecco perché, pur nel sacrosanto rispetto della libertà di ciascuno, l’invito al buon senso è quanto mai opportuno. 

24 aprile 2014