10 - Di peggio in peggio…

Ho già raccontato come qualche anno fa, quando sembrava che il vento fosse cambiato, un piccolo gruppo di ginecologi illuminati dell’Asl Bari aveva messo a punto, seguendo i dettami dell’Assessorato regionale, che aveva fatto il grande passo di autorizzarla, un protocollo di dispensazione gratuita, da parte dei consultori familiari, della pillola contraccettiva in ben determinate circostanze, in particolare nelle situazioni di indigenza e alle donne che purtroppo erano già ricorse ad un’interruzione di gravidanza.

Pian piano il servizio si era avviato, non senza difficoltà e con numeri inferiori alle aspettative, legati ai persistenti falsi timori verso la contraccezione ormonale. Un programma informatico garantiva da furbizie o abusi, oltre a consentire di monitorare i consumi, evitando così gli sprechi. Man mano questa opportunità venne estesa ai consultori familiari di tutte le province pugliesi. I costi, per nulla proibitivi. Grande invece il vantaggio, anche in termini psicologici, per le utenti

Ben presto però cominciarono a verificarsi problemi di approvvigionamento. Un po’ perché di tanto in tanto bisognava rifare la gara d’acquisto e soprattutto perché per indirla occorreva la disponibilità economica. Così all’improvviso capitava che, esaurendosi le scorte, si dovesse trovare una spiegazione plausibile per le non poche donne che avevano finalmente iniziato ad assumere il farmaco con regolarità e mensilmente si rivolgevano al consultorio per ritirarlo. Che fare se non consigliare di evitare di sospendere il trattamento e di provvedere nel frattempo per conto proprio? Difficoltà, per quel che si narra, per nulla risolta, anzi acuitasi nel tempo. 

Come se non bastasse, l’Asl Bari di recente si è accorta che i consultori familiari non avrebbero i requisiti strutturali per poter inserire le spirali. Sbagliando, perché vengono prese in considerazione le dotazioni di un ambulatorio in cui si fa piccola chirurgia, mentre l’inserimento di uno iud è una procedura a bassa invasività, con un rischio di reazione vagale piuttosto raro. Più che le caratteristiche di una sala operatoria, per le necessità dell’ambulatorio ginecologico sarebbe sufficiente l’allestimento di un carrello per l’emergenza, con un ventilatore manuale (tipo pallone Ambu) ed un defibrillatore semi-automatico. 

Invece di fornire in tempi brevi alle strutture questo materiale, con una spesa abbastanza contenuta, l’Azienda ha disposto che d’ora in poi le spirali possano essere applicate solo in ambiente ospedaliero, e, altra novità spiacevole, non più gratuitamente, ma dietro pagamento di 120 euro. Così facendo, oltre a rendere ancor più problematico per molte donne l’accesso ad una contraccezione sicura, si finisce con darla vinta a chi finora ha fatto di tutto per ignorarla o contrastarla. 

Senza voler dare per scontato che la diminuzione delle interruzioni di gravidanza registrata negli ultimi anni sia stato merito della dispensazione gratuita, la mancata disponibilità nei consultori di presidi contraccettivi (sia pillola che spirale), contrariamente a quanto previsto dalla stessa Legge 194/78, mette seriamente a rischio la prevenzione della gravidanze indesiderate, specie in alcune fasce sociali particolarmente svantaggiate, e di conseguenza dello stesso aborto volontario.

10 aprile 2014