1 - Consigli a luci rosse

Ha suscitato un eccessivo quanto immotivato clamore la comparsa, nella sala d’aspetto di un consultorio familiare del Basso Salento, di un cartello scritto a mano in cui si leggeva “l’abbigliamento consigliato per una visita ginecologica è gonna e calze autoreggenti”. Immortalato dall’ormai onnipresente cellulare, la successiva diffusione nel web ha scatenato un’interminabile serie di commenti, non privi di becera malizia, oltre alle immancabili polemiche. 

Considerate le sin troppo facili allusioni, per fortuna che l’autore sia stata una ginecologa madre di famiglia e non un impenitente dottore in cerca di improbabili emozioni proibite. Le cronache narrano che fuori dallo studio vi erano ben ventotto donne (im)pazienti. Facendo conto sul consueto quarto d’ora a testa, le sarebbero volute ben sette ore, salvo intoppi, per esaurire la fila. Ma il direttore generale, invece di pensare a come rendere più funzionale il servizio, l’ha accusata di superficiale imprudenza e di cattiva comunicazione. E questo solo per aver cercato di ridurre i tempi morti della visita.

La dottoressa ha giustamente risposto di essere stata animata dalle migliori intenzioni. Intuibili ragioni di praticità suggeriscono infatti che due autoreggenti ed una gonna possano essere molto più indicate di un paio di jeans e dei collant per abbattere il tempo necessario per svestirsi e rivestirsi, incombenze ineludibili che aggiungono minuti all’attesa mentre ne tolgono al controllo. La gonna inoltre garantirebbe una protezione in più verso eventuali infezioni, quando ci si accomoda su un lettino dove si susseguono varie donne. Come darle torto?

Il messaggio, definito alquanto sbrigativo, è stato sostituito da un altro per così dire meno equivoco ma certamente più confondente: “Per diminuire i tempi di attesa per una visita ginecologica e per un’ecografia, l’abbigliamento consigliato è gonna e calze”. Cos’è che spaventava nell’avviso precedente? La parola autoreggenti? Ma averla eliminata e parlato genericamente di calze, che nella quasi totalità è rappresentata dai collant, ottiene un risultato opposto a quello cui mirava il pratico manifesto artigianale. Si aggiunga che, la gonna consente anche una maggior pudicizia, sia negli inevitabili spostamenti sia per la mancanza di consuetudine nei nostri ambulatori ad usare teli di protezione alla maniera americana (ricordate il film con Richard Gere “Il dottor T e le donne”?).

Questa storia che ha invaso i media appare tragicamente ridicola. Al di là delle fantasie più o meno morbose che possono suggerirci certe parole, si trattava di una raccomandazione eminentemente pratica, relativa ad una problematica di cui la maggior parte delle donne è per fortuna già consapevole. Ma a quanto pare almeno nella nostra realtà non se ne può parlare apertamente, al massimo lo si può dire a tu per tu, quasi sussurrandolo sottovoce. La discrezione può mortificare l’informazione? Possibile che nel 2014 siamo ancora succubi di una pudica quanto falsa morale vittoriana? 

6 febbraio 2014