comunicazioni AGITE

Sic transit gloria mundi (Tutto è effimero…)

La storia ha inizio verso la fine degli anni ottanta, quando noi ginecologi ci accorgemmo che le donne in età fertile cominciavano a non fare più figli pur non volendone sapere di contraccezione per cui vedevamo man mano svanire le maggiori fonti dei nostri guadagni. Così non ci restavano che le molto giovani e le piuttosto anziane, come un clinico nazionale, all’epoca molto importante, ebbe candidamente ad ammettere in uno dei tanti convegni sulla menopausa (l’avrò già citato ma nel caso specifico non guasta!).

Fortunatamente, complice la sempre non disinteressata industria farmaceutica, che proprio allora cominciava a invadere il mondo di innovativi cerotti, lasciammo perdere le impuberi, giusto in tempo per evitarci qualche accusa di pedofilia, data l’incalzante giurisprudenza risarcitoria, e ci buttammo a capofitto sulle “anta”, certamente più numerose e più abbienti. E soprattutto desiderose di trovare finalmente una soluzione al problema che più angustia le donne, l’incombere della vecchiaia.

A dire il vero ci avevano già pensato qualche decennio prima gli americani, contrabbandando gli estrogeni come la “pillola dell’eterna giovinezza”. Ma provocando non pochi guai alle povere credulone, sia per l’uso indiscriminato che se ne fece, sia soprattutto perché tali ormoni non erano controbilanciati dal progesterone per prevenire pesanti effetti collaterali, in primo luogo le neoplasie ormonodipendenti che ancor oggi probabilmente mietono vittime.

Noi a onor del vero fummo molto più accorti. Iniziando con le già isterectomizzate (e quindi con un problema, quello endometriale, in meno) cui la terapia serviva da rimpiazzo e solo parecchio tempo dopo, sempre dietro spinta dell’industria che nel frattempo ci aveva subissato con le preparazioni più diverse (ovuli, creme, aerosol e le immancabili pillole), a tutte le donne che si avviavano alla menopausa fisiologica e che avevano bisogno (davvero sempre?) di un “aiutino” contro l’insorgente carenza.

Furono anni d’oro, soprattutto per l’industria. Ma anche per noi tutti (per qualcuno un po’ di più, per qualcuno un po’ di meno). Incontri, convegni, congressi in giro per il mondo. Sebbene la proverbiale ritrosia delle italiane per i farmaci non permise mai di superare il 12-14% di assunzioni. Piuttosto bassa, ma in grado di far girare una ruota di interessi che ebbe come miglior risultato la creazione della rete informatica del Progetto Menopausa Italia, antesignano di iniziative sanitarie pubbliche, come lo screening oncologico.

Poi all’improvviso arrivò la batosta: lo studio WHI che sconfessava parecchie delle verità assolute contrabbandate sino ad allora. Sappiamo bene come anch’esso non fosse esente da critiche concettuali. Ma tutto il carrozzone TOS si sgonfiò rapidamente. Sino ad arrivare ai tassi di utilizzo d’oggi veramente irrisori (4-5% dicono le statistiche). Con linee guida finalmente dettate dal raziocinio (trattare solo le donne sintomatiche, col minor dosaggio utile e per il minor tempo possibile).

Non più ormoni a tutte e (quasi) per sempre. Giustamente preoccupati più che della salute delle proprie assistite del rischio di eventuali contenziosi medico-legali, specie per quello che permane l’alert maggiore: il cancro della mammella. Malgrado i pareri su eventuali responsabilità degli ormoni assunti restino tuttora controversi. E soprattutto non più pubblicità (quasi) ingannevole per supposti benefici che, al di là dello studio citato, si sono rivelati inconsistenti.

Certo le nostre donne non ci appaiono befane più acciaccate rispetto a qualche anno addietro. Forse hanno trovato soluzioni alternative ai loro problemi ad un prezzo (anche economicamente parlando, considerato che la terapia ormonale era quasi tutta a pagamento) più equo. Confermando quanto, tra il serio e il faceto, narrava tempo fa un altro ben noto collega barese: “Quando ho detto alla donna che mi chiedeva il farmaco che avrebbe dovuto fare controlli ed esami prima, durante e dopo la terapia, mi ha risposto: Dottore, sapete che vi dico? Lasciamo perdere! Mi tengo le mie vampate!”.

Quale miglior saggezza?

25 giugno 2014

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per permetterti una migliore navigazione e raccogliere (in modo totalmente anonimo) statistiche di accesso.
Se vuoi saperne di più leggi la ns. informativa estesa sui cookies. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies.