comunicazioni AGITE

Ci ha lasciato il collega Giovanni Urru

Nella notte di venerdì 4 agosto u.s. ci ha lasciato Giovanni Urru, segretario regionale AOGOI della Sardegna e grande amico di AGITE. Alla sua amata famiglia il nostro commosso cordoglio.


CIAO, NANNI

Quando, nell'autunno 2008 al Lingotto di Torino, varcai la soglia della sala in cui era riunito l'intero Direttivo di AOGOI per ascoltare Antonio Chiàntera che annunciava la mia sorprendente, immeritata ma per me gratificante candidatura alla VicePresidenza Aogoi (poi confermata dall'Assemblea), uno dei primi segretari regionali dell'Associazione che conobbi (oltre naturalmente al mio trait d'union, il ligure Felice Repetti) fu Nanni Urru. Di lui mi colpirono subito l'aspetto fisico abbastanza imponente, con quel viso che sembrava scolpito nel legno e i modi aperti, accoglienti, solidali e diretti con cui si presentò a me. Da quel giorno ci incontrammo tante volte e tante volte ci parlammo al telefono; in genere era lui che mi chiamava per chiedermi informazioni o suggerimenti per meglio organizzare la ginecologia del suo Territorio che, in quanto primario ospedaliero, gli era stata affidata per la gestione. Non era affetto dalla malattia che affligge molti primari che è quella di sentirsi sempre un gradino sopra gli altri, indipendentemente dai reali meriti professionali. Nanni era una persona semplice e modesta, solo come quelli veramente bravi sono.

Ogni volta che ci incontravamo erano abbracci veri, forti, non formali come sempre più spesso si usa. Parlavamo delle rispettive famiglie e del lavoro, spesso soffermandoci sulle difficoltà che Amministrazioni miopi e lontane, di qualsiasi colore politico, creavano e creano a noi operatori medici e non, grazie ai quali e soltanto a loro la Sanità pubblica sta ancora in piedi.

Poi arrivò la notizia. Milano, Expo 2015, cena riservata ai relatori e moderatori del Congresso nazionale SIGO/AOGOI/AGUI. Stavamo uscendo, insieme come spesso accadeva, incamminandoci verso i pullman che ci avrebbero riportato in albergo quando Nanni mi disse di avere un serio problema di salute. Mi raccontò come si era manifestato e che aveva già subito un primo intervento chirurgico. Mi disse queste cose raggelanti – la notte era tiepida, il cielo stellato – con il suo tono sdrammatizzante. Era ottimista, Nanni, o almeno mostrava di esserlo. Mi disse che forse, in prospettiva, avrebbe dovuto lasciare il suo incarico ospedaliero e si sarebbe dedicato alla libera professione. Forse era meglio così. In fin dei conti era anche stanco, dopo anni di lavoro faticosissimo e di grandi responsabilità. Si era fatto apprezzare, avrebbe continuato a lavorare per sé e per la sua famiglia. Salimmo sul mezzo, lui iniziò a chiacchierare simpaticamente anche con altri colleghi ma io non riuscii più a partecipare. Guardavo ma non vedevo fuori dal finestrino, il mio pensiero era sempre lì, alle parole di Nanni. Ci siamo incontrati ancora qualche volta e sentiti più spesso. L'anno scorso gli chiesi di aiutarmi ad individuare un collega territoriale di sua fiducia che potesse rivestire il ruolo di Delegato regionale AGITE, al momento vacante. Si mise generosamente, come sempre, al lavoro e rapidamente raggiunse il risultato richiesto. Oltre al valore dell'affidabilità, Nanni ha sempre interpretato il suo ruolo di Segretario regionale con spirito di servizio: era davvero un buon figliolo di AOGOI, direbbe Chiàntera.

L'ultima volta ci incontrammo a Roma, all'ultimo Congresso SIGO, ottobre 2016. Dirigendoci alla Terrazza Caffarelli per la consueta cena di gala, mi disse che i suoi problemi si erano aggravati, che avrebbe lasciato presto la professione, che anche lo studio privato non era più un obiettivo, che l'obiettivo era godersi la vita e stare di più con i suoi figli, con la famiglia. A sentire queste parole, il tono con cui le pronunciò, venato per la prima volta da un’ombra di malinconia il cuore me lo sentii in gola. Uno di quei “piccoli spostamenti del cuore” - direbbe Gaber – che avvertiamo nei momenti significativi della nostra esistenza. Non so se fu casuale ma entrando nella sala ristorante, all'aperitivo sulla terrazza in una delle tante magiche notti romane ci disperdemmo e cenammo a tavoli diversi. Lo ritrovai il mattino dopo in sede congressuale, lui doveva ripartire, ci salutammo e ci abbracciammo forte. Non l'ho più visto ma ci sentimmo ancora, anche perchè la collaborazione con il collega territoriale sardo non funzionava. Mi promise che sarebbe andato di persona a chiarire la situazione: la parola era più impastata, il discorso più difficoltoso, meno fluido. Il peggioramento delle condizioni fisiche non gliel'hanno consentito. Gli ultimi contatti sono avvenuti con l'intermediazione di Luigi Mannu, storico e comune amico, di entrambi ma soprattutto suo: mi torna in mente come al FIGO di Roma del 2012 lasciarono improvvisamente il Congresso per rientrare in Sardegna dove la figlia di Luigi aveva avuto una seria urgenza ginecologica che richiedeva le abili mani di Nanni per poi tornare, quando tutto fu risolto, nuovamente a Roma.

Nanni era così. Non ce ne sono molti come lui. “Le aquile non volano a stormi” scriveva Franco Battiato. Le aquile però volano alte, nel cielo infinito e da lassù guardano noi uomini, la nostra fatica di vivere e le nostre miserie.
Ora anche Nanni ci guarderà da lassù.

5/8/2017
Sandro M. Viglino
Presidente AGITE

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