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Tolleranza zero per le Mutilazioni Genitali Femminili

Il 6 febbraio è la giornata mondiale di lotta contro le mutilazioni genitali femminili ( MGF), riconosciute a livello internazionale come violazione dei diritti umani delle donne. La Commissione Europea ed il Consiglio d'Europa nella giornata internazionale Stop MGF hanno defnito questa pratica come forma estrema di abuso sulle bambine. In comune con le altre forme di violenza basate sul genere costituisce una violazione del diritto fondamentale alla vita, alla libertà, alla sicurezza, alla dignità, all'uguaglianza tra uomini e donne alla non discriminazione sia fisica che mentale.

Le Mgf sono una violazione dell'integrità psicofisica delle donne e del Diritto alla Salute, si può iscrivere tra le violazione dei Diritti Umani fondamentali e inscrivere  come un crimine  da diritto alla protezione internazionale ed al riconoscimento dell stato di rifugiata alla vittima  di MGF.

L'Unicef stima che nel mondo ci sono 125 milioni di donne che vivono con le sequele delle MGF. Secondo le stime delle UN 200 milioni di donne e  bambine nel mondo hanno sofferto di varie forme di mutilazioni genitali.

Se ne è parlato nel Convegno tenutosi presso l’Ospedale S Camillo di Roma organizzato dalla Responsabile del Centro di riferimento Regionale per le MGF, drssa Giovanna Scassellati e dalla sua equipe.

Ci interessano questi temi come ginecologi perché ci troveremo sempre più spesso a  dover dare delle risposte in termini di diagnosi corretta della eventuale avvenuta mutilazione e di quale tipo. Dovremo essere in grado non solo di riconoscerle e di certificarle ma anche di saper dare ascolto, rispetto e sostegno alle donne che hanno subito una MGF ed assicurare  un eventuale  invio nei Centri di riferimento regionale.

Questi non sono diffusi su tutto il territorio nazionale, infatti sono praticamente assenti nelle regioni del sud proprio dove avvengono la maggior parte degli sbarchi di donne migranti provenienti da Paesi a rischio di MGF. Sono  stati raccolti dal Ministero della Salute  i dati  sui Centri, sulle loro attività e sulla formazione svolta negli anni sulle MGF come ha riferito  la dr.ssa Battilomo del Ministero della Salute . Dal 2012 notevoli sono stati i finanziamenti  su progetti attorno alle MGF, ma ormai rispetto all’aumento degli arrivi di donne migranti dai paesi dove si praticano più speso le MGF,  invece non ci sono praticamente più finanziamenti e non si riesce a passare dai  progetti limitati nel tempo ad un approccio più sostenibile integrato nella  programmazione dei Servizi Socio Sanitari .

Le MGF sono considerate una delle tante espressioni della Violenza contro le donne e quindi il primo degli interventi, moderati dalla psicologa del S. Camillo Augusta Angelucci, è stato quello della Avvocato Lucia Annibali che per il Ministero delle Pari Opportunità, ha riferito sul nuovo Piano  strategico nazionale sulla Violenza maschile contro le donne del 2017/18 e le linee guida Ospedaliere per le vittime di Violenza. La sua testimonianza di chi ha vissuto la violenza maschile sulla propria pelle,è stata notevolmente sentita ed efficace. Utile il lavoro svolto dall’ampio Tavolo di lavoro nazionale a cui hanno partecipato tutte le Regioni, le Associazioni, i Centri Antiviolenza e le tante buone pratiche Ospedaliere che negli ultimi anni hanno organizzato la risposta alla Violenza di genere. 

Queste linee guida si possono  trovare nel sito web del Ministero  delle PP.OO. e dell’ Ospedale S Camillo così come si trovano quelle, spiegate dalla Giorgia Serughetti dell’ Università di Milano Bicocca, per il riconoscimento precoce delle MGF e di altre pratiche dannose per le donne.

Grande riconoscimento del lavoro fatto negli anni dal Centro X le MGF del San Camillo sia dal punto di vista di un corretto approccio antropologico, psicologico che di risposta chirurgica, è venuto dalla nuova Primario della UOC del S Camillo drssa Giovanna Salerno,  che ha illustrato le politiche di contrasto alle MGF alla luce della Convenzione di ISTANBUL, sottoscritta dal governo italiano.

Molti interventi hanno insistito sulla importanza che la lotta prima di tutto culturale contro queste pratiche contro l’integrità femminile, sia frutto di una presa di coscienza e di una modifica da parte della cultura maschile e femminile nei Paesi dove avvengono le MGF.

Fondamentale quindi per lavorare  con le donne migranti e specialmente con le donne vittime di MGF, è la presenza delle mediatrici culturali che  possano dare una presenza costante nei Servizi Sanitari mentre purtroppo le mediatrici non vedono ancora in Italia un vero riconoscimento come figure professionali.

Concludere con un filmato che mostra il lavoro fatto in Kenya da AMREF per dare una risposta da parte delle nuove generazioni  inventando diverse risposte alla pratica delle MGF ed aumentando il numero delle ragazze che studiano, è stata la risposta più ricca di speranza che si potesse dare.

Marina Toschi - Vice Presidente AGITE

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